Chiesa della Madonna del Borgo
La tradizione e il manoscritto conservato nell’archivio parrocchiale dicono che la costruzione della chiesa iniziò durante il regno della regina Giovanna II, figlia di Carlo II di Durazzo, nata il 1371, incoronata regina a Napoli il 1415 e morta il 1435. Era una piccola chiesa orientata
a sud-ovest, con ingresso est, a due navate isolata nella campagna ai piedi del monte Castellano, ma in un importante e centrale crocevia della zona. Infatti si incontravano in quel punto le vie per Popoli, Corfinio, Molina Aterno, Castelvecchio Subequo e la via detta “dei cavalli” che portava a S. Benedetto in Perillis, allora centro importante per il monastero dei monaci Celestini che a Vittorito avevano una cella. L’importanza del crocevia è dimostrata dall’affresco esterno sul portale di ingresso raffigurante S. Cristoforo, che veniva dipinto sulle facciate delle chiese per propiziare le fortune dei viandanti che passando, posavano su di lui lo sguardo devotamente. Le prime notizie certe le abbiamo dal verbale della Visita Pastorale che il
18 Agosto del 1499 il Vescovo di allora Mons. Giovanni Merlini Gagliardi fece a Vittorito iniziando proprio con la Chiesa di S. Maria:
“extra Castrum Victoriti, quam reperit discopertam; propterea mandatum fuit sub pena excomunicationis domine Petro Pauli, Mactie Angeli Gentilis de Victorito procuratoribus dicte ecclesie ut per totum presentem mensem debeant eam cooperuisse ac utandum de omnibus necessariis... In eadem cresimavit”.
Non deve fare meraviglia che dopo quasi cinquanta anni la costruzione della chiesa non era terminata. Erano tempi durissimi, di grande povertà, della quale risentiva molto la vita della piccola comunità. La costruzione, anche se a rilento, venne però portata avanti in maniera artistica con pietra lavorata e con affreschi alle pareti. La chiesetta doveva essere degna della Madre di Dio e quindi tutto doveva contribuire a farne un gioiello d’arte. Il valore artistico lo troviamo già alla facciata della chiesa, con un portale in pietra, con cornice classica e architrave su mensole con stemma-simbolo mariano sul quale si legge: “ Maria”. Il grosso dei lavori in muratura fu terminato nel 1511 come dimostra una lapide posta all’interno a sinistra della porta principale che dice:
TEИPORE-ИICOLAI-PAИGRATII-ET-ALEXAИDRI ANTREE PROCVRATORV HOC OPVS-FACTVM-FVIT-1511
Si accedeva alla chiesa con una gradinata rotonda di circa sei gradini, scriteriatamente smantellata per far posto alla strada e sostituita, danneggiando un’opera d’arte, con una rozza scomoda gradinata addossata alla parete. L’architrave del portale ha la seguente iscrizione:
IN ANNO.A NATIVITATE DNI. 1.5.1.3. OPUS IANUE. FIERI.FECIT IO. AlCI
La porta è sopraornata da affreschi di buon disegno e di non spregevole colorito, dipinti in tre “giornate” o “riquadri” distinti, oggi purtroppo molto deperiti nei colori in seguito agli agenti atmosferici e alle piogge battenti, ma di essi ci ha lasciata una ottima descrizione il Piccirilli che li catalogò il mese di luglio del 1904. Nel centro, su l’asse della porta, è la Vergine in trono col Bambino dritto sul ginocchio e alcuni oranti. La “giornata” è contornata da fasce con cornici ad imitazione di opere di rilievo e fiancheggiata da due candelieri su fondo rosso bruno. A sinistra della figura centrale è S. Eramo, seduto, in abiti vescovili; stringe con la sinistra il pastorale, e con la destra benedice una moltitudine che gli è davanti, la quale conduce vacche, buoi ed altri quadrupedi. Nel fondo figura un paesaggio. Anche in questo quadro sono incorniciature ben lumeggiate, fasce decorate con ornati e stampini e altri fregi di finissimo gusto. Sotto la figura appare, fra altre andate distrutte, la seguente scritta:
QUESTA FIGURA DI S. ERAMU AVE FACTA PIEGNERE... ELEMOSINIS... DIE X ABRILIS A.D. MCCCCCXXXXV
A destra della figura centrale è un colossale S. Cristoforo, deperito nella parte inferiore e guasto da ritocchi fatti nel tempo. I dipinti rivelano la medesima disposizione, il colorito e la tecnica istessa dei freschi che un pittore sulmonese, Giambattista di Mastro Francesco compiva nella metà del secolo XVI nella fronte di una antica cartiera, che sta fuori Sulmona, alle sponde del Gizio. Nelle due opere si vede chiaro, massimamente per la figura di S. Cristoforo, l’uso dei medesimi spolveri. Ond’è probabile che la decorazione pittorica dell’esterno di Santa Maria del Borgo sia uno dei tanti lavori dell’artista sulmonese. Altri attribuiscono l’affresco al pittore artista Andrea Delitio. All’interno della chiesa, alla parete sinistra è un bellissimo trittico in affresco raffigurante S. Apollonia, S. Pietro e S. Rocco. Le tre figure sono separate da fasce con fregi stampati. Sotto ciascuna figura è una iscrizione in nero, rimasta intatta solo quella sotto la figura di S. Rocco che dice:
QUESTA FIGURA DE SANCTO ROCHO HA FACTA PIEGNERE NOTARIO IOVANI. S. DOMENICO P. SUA. DIVOTIONE 1538
Le figure sono dipinte in nero, bianco e rosso, e tutte e tre di prospetto. S. Apollonia indossa una veste rossa ad ampie pieghe regolari con maniche a sboffi bianchi, scollatura rotonda, aureola bianca. Con la mano destra regge un forcipe con un dente, essendo la protettrice dei dentisti, e con la destra un libro. S. Pietro, eretto, indossa una tunica viola con fregi neri, un manto giallo foderato di verde. Con la mano destra sorregge due chiavi e con la sinistra un libro. Aureola bianca. S. Rocco con brache e tunica rossa, mantellina gialla e alti calzari neri, tiene con la mano destra un bastone con la zucca del pellegrino e con la sinistra mostra la piaga alla gamba. Aureola bianca. Ai piedi del Santo un cagnolino bianco seduto sulle zampe posteriori che doveva avere in bocca la pagnottella di pane, andata perduta, e con un bel collare rosso. Le figure misurano ciascuna 1,90 x 0,95 e sono di una rara bellezza e maestosità riacquistata dopo i restauri effettuati nel 1986, da parte della Soprintendenza dalla Ditta specializzata Benelli Lascialfari Villardi di Pisa.
Altri affreschi si trovano nelle colonne in pietra levigate della navata di sinistra a chi guarda verso l’altare. In una di esse che raffigura S. Rocco c’è la data 1532, e misura 0,80x0,69. Due affreschi raffiguranti santi vescovi, forse S. Panfilo e S. Pelino, sono in fondo alla parete sinistra e misurano m. 1,33 x 0,45. Un affresco raffigurante un santo monaco che misura m. 1,15 x 0,59 è alla parte interna della terza colonna di sinistra, e sulla parte di fronte della stessa colonna sono raffigurate la Madonna con il Bambino e S. Lucia, misura m. 1,15 x 0,69. Nell’ultima colonna, a sinistra di chi guarda, verso l’altare, nella parte frontale, è affrescata e conservatissima una testa di S. Nicola di vigorosa modellazione. Il nome del Santo è appena percettibile e l’affresco misura m. 0,69 x 0,80. Alla stessa colonna, nella parte interna, vi era un affresco, ora andato perduto, con la scritta graffita:
DIE 6 MENS1S... 1462, NICHOLA SANESE
Nella navata sinistra piccola c’è una bellissima edicola in pietra con nicchia che termina a conchiglia, con cornice sormontata da architrave con scolpite teste di angeli nella parte superiore, e nelle lesene laterali scolpiti due candelabri con alla sommità fiamme accese e nella lesina di base una testa di angelo in mezzo e ai fianchi la scritta:
AVE VIRGO MATER CHIRSTI 1511
Nella nicchia è la statua della Madonna delle Grazie, in legno, seduta in trono, con il Bambino Gesù in piedi sul ginocchio sinistro, alta cm. 0,80 e larga cm. 0,34.
La chiesa, come dimostrano le tre ancone degli altari addossati alla parete della navata piccola di destra, fu ingrandita a tre navate nel 1600: la centrale con volta a botte e le laterali con voltici ne a cupola, tutte in materiale di malta e mattoni.
Nel 1780, fu installato dalla Ditta Caterinozzi di Frosinone l’organo, a sistema meccanico, restaurato nel 1853, come si poteva vedere allora da date incise nello strumento.
La chiesa conserva nella navata piccola di sinistra guardando l’altare colonne rettangolari di pietra locale incassate nel muro e colonne prismatiche della stessa pietra che reggono gli archi della navata centrale con le basi interrate nel 1840 quando fu rialzato il pavimento della chiesa per metterlo alla stessa altezza di quello del la navata piccola destra costruita tutta su roccia viva.
Il 20 dicembre di quell’anno la Confraternita del Suffragio deliberò di costruire un altare in stucco per la Madonna del Suffragio al posto di uno di legno che
“fa cattiva figura in mezzo a tutti i lavori di stucco che si sono costruiti in detta chiesa, così per maggior decenza e per portare la semetria in tutto l’intorno di detta Chiesa, è necessario far riformare totalmente l’altare suddetto di stucco, e a norma del disegno redatto dal maestro stuccatore, Modesto di Lorenzo di Sulmona, e per la formazione del quale è domandato per la sola manodopera ducati diciotto ultimo ristretto prezzo”.
Nel 1861 l’altare fu terminato e abbellito di stucchi dalla generosità del benemerito concittadino don Berardino De Silvestri, canonico di Valva.
La notizia è tramandata da due incisioni ai lati dell’altare; al lato destro:
D.O.M. PRIMUM DESIGNUM ATQUE EFFEC. MDCCCLXI
Al lato sinistro:
D.O.M. HOC SUO AERE ST SACELLUM B.C. DE SILVESTRI MDCCCLXI
L’abside e la volta della chiesa sono decorate da bellissime tempere eseguite nel 1857 dal pittore Tito Orlando, come si legge in calce alla tempera della parete sinistra del presbiterio, guardando l’altare.
Sulla volta della chiesa sono raffigurati nei piccoli riquadri delicatissimi angeli. Nella volta del presbiterio sono raffigurate la Natività, l’Annunciazione e l’Assunzione della Vergine. Alle pareti laterali a sinistra lo sposalizio della Madonna e a destra S. Gioacchino, S. Anna e la Madonna bambina. Purtroppo questa è molto deperita per l’umidità della parete. Da esperti di pittura, le tempere si fanno risalire come stile alla scuola del Pontormo, pittore nato ad Empoli il 1494 e morto a Firenze il 1557, formatosi alla scuola di Leonardo e di Andrea del Sarto. Dipinse con una propria visione figurativa nelle proporzioni allungate delle figure e nello studio dei movimenti e della forma nitidamente disegnata.
Nei lavori di restauro del 1917 dopo il terremoto del 1915, le tempere furono ricoperte con pitture ad acquarello dai pittori Davide e Paolo Giammarco di Sulmona.
Furono rimesse in luce in occasione della tinteggiatura effettuata nel 1938 da Pasquale Ricci e Sante De Benedictis.
Nel 1863 venne commessa la costruzione del coro ligneo, vera opera d’arte, ai fratelli, Di Pillo Agostino e Di Pillo Pacifico di Raiano, artigiani di valore. Durante i lavori che durarono fino al 1868, i Di Pillo abitarono a Vittorito presso la famiglia Santilli vicino al palazzo Rivera. Il lavoro venne a costare 250 ducati e furono pagati dai sacerdoti che officiavano nella chiesa della Madonna e dalla Confraternita di S. Maria del Suffragio che, per contribuire, all’inizio vendette i pochi ori della statua della Madonna dei Suffragio e in seguito contribuì con la somma di ducati 20, pari a L. 85.
Il 17 agosto del 1890 vennero aggiunte con la spesa di L. 162,90 le cimase di finimento, veri e propri capolavori di intarsio e di intaglio, come del resto è tutto il coro. Nelle due cariatidi a fianco della porta di ingresso alla sacre stia sono raffigurati i volti dei fratelli Di Pillo Pacifico e Agostino. Questo è quello con il dito nella barba. A questo periodo risale anche la porta di legno dell’ingresso in fondo alla navata centrale. In essa si legge scalfita nel legno la data 866.
In alto dietro l’altare maggiore domina, regina, la Statua del la Madonna del Borgo, in legno del 1512, come dice una iscrizione dietro la statua:
HOC SIMULACRUM INSCULPTUM A.D. MDXII. QUAMVIS A VICTORITI POPULO NIMJS VENERATUM, HUMIDI TATE TAMEN ET PULVISCULO FERE DIRUTUM IOSEPHO FRANCISCHELLO HUIUS OPPIDI CURATO RESTAURATUR A.D. MDCCLXXIX. ET MELIORI FORMA RESTITUTUM CURA DEPUTATIONIS A.D. MDCCCLXXIX
La statua costituisce il cimelio di Vittorito sia per la venerazione grande del popolo, sia per la sua antichità.
Di statue sedute, come la nostra, ce ne sono tante in Abruzzo, perché nel XV secolo si ebbe una eccezionale produzione di statue in legno della Madonna seduta con il Bambino in braccio. Nella nostra chiesa ce ne sono tre di varia grandezza e fattura. Ma una cosa le accomuna: in tutte è visibile il grembo con il segno della maternità: Madre di Dio; in quel grembo si incarnò e di venne uomo il Figlio di Dio.
Non si conosce l’artista che la scolpì, ma sicuramente fu abruzzese e seppe trarre dal legno una statua precisa nelle proporzioni, espressiva nell’atteggiamento, razionale nelle pieghe degli abiti, ma più di tutto con un volto bellissimo, velato di sofferenza, con gli occhi rivolti in basso verso il popolo devoto.
Anche il Bambino alto cm. 0,50, è molto bello, con un volto tondeggiante, e con lo sguardo che si perde all’infinito.
La statua misura m. 1,22 di altezza per m. 0,50 di larghezza; il trono su cui siede misura cm. 0,37 di altezza per cm. 0,53 di larghezza.
La statua è ricoperta da un manto esternamente dorato che partendo dalla testa, con un bel nodo al petto, arriva a coprire i piedi. Internamente il manto è di colore verde e il vestito della Madonna è di un bel colore rosso sbiadito.
Ha sul capo la corona d’argento e nella mano destra una rosa anch’essa d’argento, mentre stringe a se con la mano sinistra il Bambino Gesù in piedi sul suo ginocchio sinistro. Il Bambino ha sul capo la corona d’argento, con la mano sinistra stringe al corpo una bella mantellina color rosso chiaro e con la destra benedice.
Un discorso a parte vorremmo fare a proposito del titolo: Madonna del Borgo. Generalmente si spiega dicendo che i Vittoritesi scesi con le abitazioni ai piedi del monte Castellano, vollero costruirsi la chiesa per il loro borgo e quindi Madonna del Borgo. Noi azzardiamo un’altra ipotesi che ci sembra più esatta per i motivi che riportiamo. Nella visita pastorale fatta dal vescovo Gagliardi nel 1499, si parla di una chiesa “extra castrum Victoriti”; nel 1590 il vescovo Francesco Carusi amministrò la S. Cresima a 98 cresimandi “in ven.le ecchlesia S. Marie de Bugo” e nel 1594 il vescovo Cesare del Pezzo amministrò la S. Cresima a 60 cresimandi “in ven.le ecclesia S. Marje de Burgi”.
Quindi il titolo venne dato parecchio tempo dopo. In questo periodo avvenne un fatto molto importante: gli ebrei all’Aquila furono scacciati accusati di forte usura specialmente dai frati Minori che, confondendo credito con usura, facevano anche credere alle popolazioni che gli ebrei erano la causa delle calamità, che allora funestavano la città. Nel 1496 ad Aquila erano rimaste solo due famiglie di ebrei e con l’editto del 1510-18 anche questi furono costretti a sloggiare e moltissimi se ne vennero nella Valle Peligna. Veramente gli ebrei stavano a Sulmona e quindi nella Valle Peligna da parecchio tempo; il 27 luglio del 1400 ottennero dal re Ladislao di rimanere e commerciare a Sulmona, a Lanciano, all’Aquila e in tutto l’Abruzzo; di tenere scuole e cimiteri, di non essere costretti ad avere nessun segno esteriore; di essere, in altre parole, trattati come cristiani.
A Sulmona trovarono ricetto nel borgo costruito sotto la porta Manaresca. “Servì questo nel XV secolo a dar ricetto agli Ebrei, che eran si introdotti nel Regno... essendosi dato a questo nuovo ricinto di fabbriche il nome di Borghetto, non altronde è potuto ciò derivare, se non dall’essersi variato il nome di Ghetto in quello di Borghetto”.
Altri sono di diverso avviso e sostengono tesi diverse. Sicuramente un gruppo di ebrei si fermò a Vittorito trovando nella zona una situazione commerciale adatta alla loro natura. A Popoli, era fiorente il lanificio costruito da Ioannella Caraffa madre di Giovanni Giuseppe Bonaventura Cantelmo, a Vittorito e Corfinio era assai sviluppata la coltivazione della canapa e del lino “atto a tessere molli e leggeri indumenti che nessuna matrona disdegnerebbe; famoso anche il miele di Corfinio” cose tutte che venivano esportate.
Nel registro dei battesimi del 1583 per ben 17 volte troviamo il nome Joes e due volte il nome Joas, e il 13 febbraio del 1584 il primo cognome che si incontra nel registro sempre dei battesimi è Golini. Il cognome pare sia di origine ebraica e, come mi è stato riferito, durante l’ultima guerra con la presenza dei tedeschi in paese, ci fu da parte di costoro, notoriamente antisemiti, qualche rimostranza nei confronti di coloro che portavano questo cognome.
Anche il cognome Picardo, che si trova in chiesa pare sia di origine ebraica. Non si sa poi come spiegare non la costruzione della chiesa, ma la presenza di tanti affreschi che dovettero costare un bel prezzo pagato da persone danarose, quali erano gli Ebrei che hanno fa ma di conoscere la scienza dell’impinguamento.
Un’altra circostanza che fa pensare agli Ebrei è che fra le usci te del bilancio dell’Università di Vittorito del 1 Luglio 1746, figurano due ducati “per carità agli Ebrei che si fanno cristiani”, e quindi dovevano essere Ebrei residenti a Vittorito. La stessa cosa troviamo fra gli esiti della Chiesa del SS.mo Sacramento nel 1746. Nei registri troviamo molto spesso nomi ebraici che ancora oggi sono presenti in paese: Esaù, Daniele, Mosé, Noé, Samuele, Davide, Giosué, Geremia.
Da tutto quanto detto penso che sia possibile la derivazione del titolo Madonna del Borgo: borgo, borghetto, ghetto. Del resto nulla toglie alla devozione alla Madonna, tale derivazione del titolo, perché la Madonna fu Ebrea.
Nel terremoto del 1915 la chiesa subì gravi danni e rimase chiusa per diverso tempo per i lavori di restauro fra i quali anche grosse catene per sorreggere le volte e le mura. I lavori di restauro furono coronati dalla installazione di un pregevole altare in marmo donato dal concittadino S.E. Mons. Antonio Di Tommaso, vescovo di Oria, nelle Puglie, per moltissimi anni.
L’altare fu donato e composto a maggio del 1917, opera del la Ditta Fratelli Ferrone, marmisti in Napoli. Per la cronaca spicciola arrivò alla stazione ferroviaria di Popoli in 12 casse e 16 colli sfusi e fu inaugurato il giorno della festa della Madonna, il 22 maggio.
Nel 1919 furono fatte le due nicchie alla cappella del SS.mo per il S. Cuore di Gesù e di Maria. La statua del S. Cuore fu regalata in quel periodo e nel 1923 fu acquistata la Statua del Cuore di Maria.
Nel 1926 fu rifatto il pavimento della chiesa dal muratore Alfonso Di Loreto, che comportò una spesa complessiva di £ 8.873,30 compresa la demolizione del vecchio pavimento, le nuove marmette fornite dalla ditta V. Di Nisio di Chieti, e la mano d’opera del muratore di £ 14,49 a m2 per 180 m2 di pavimento.
Fu rifusa anche una campana rotta del 1711 dalla Ditta Mari.
Nel 1926 fu anche restaurata la cappella del SS.mo. Fu decorata con ori da Pietro Persichetti di Taranta Peligna, riparazioni di stucchi furono eseguite da Giovanni Giammarco di Sulmona, e le cinque lunette della volta con simboli eucaristici, furono eseguite dal Prof. Ferro Rodolfo di Biella.
Lavori di mantenimento e miglioramento sono stati eseguiti in continuazione.
Nel 1950 fu costruito il nuovo campanile; nel 1951 l’organo antico a sistema meccanico venne smontato e sostituito da un organo a sistema pneumatico dalla Ditta Bevilacqua di Torre dei Nolfi, sostituito poi nel 1969 sempre dalla Ditta Bevilacqua con uno a funzionamento elettromagnetico con le canne installate sulla cantoria e la consolle nuova a un lato dell’altare maggiore. Inoltre la chiesa è stata tutta ripulita, sono state elettrificate le campane portate a tre da due che erano, è stata dotata di impianto di riscaldamento ad aria calda, il presbiterio con l’altare di marmo è stato adattato secondo le ultime disposizioni liturgiche, conservando il più possibile i preziosi marmi nelle parti anteriore, posteriore e laterali.
E stata eretta una bellissima Via Crucis in mosaico della Ditta Mellini di Firenze; sono state tolte tante sovrastrutture inutili e sono state messe in buona evidenza opere d’arte che hanno ridato alla chiesa la bellezza primitiva deturpata nei secoli.
Vetrate istoriate molto significative, sono state sistemate nella finestra centrale dell’abside e in quelle delle navate laterali, eseguite dalla Ditta Camper di Atri nel 1976 e nel 1978.
La chiesa contiene opere d’arte di molto pregio.
Partendo dalla visita pastorale fatta da Mons. Merlini Gagliardi il 18 agosto del 1499, abbiamo celebrato con grande solennità i 500 anni della Chiesa, con la presenza dell’Eminentissimo Cardinale Vincenzo Fagiolo alla apertura e dell’Eminentissimo Cardinale Giovanni Cheli alla chiusura dei festeggiamenti. L’anno centenario è stato caratterizzato da diverse iniziative fra le quali ricordiamo la nuova gradinata rotonda in pietra della Maiella con il bellissimo portale in bronzo raffigurante l’Annunciazione, opera degli scultori sulmonesi Umberto e Gabriele Malvestuto, fuso alla Fondart di Antonio Ortenzi in S. Demetrio nei Vestini.
Una piccola statua in legno di cirmolo, scolpita in Val Gardena, donata da Egidio Golini copia quasi perfetta della statua del la Madonna del Borgo, ha peregrinato durante l’anno nella maggior parte delle famiglie, accolta con grande devozione. Le varie solenni cerimonie hanno vista la partecipazione dell’Amministrazione Comunale, di Autorità Regionali e di moltissimi sindaci della zona. Fra le manifestazioni civili va ricordato un “Annullo Speciale Postale” per il 18 agosto del 1999, che ha portato il paese in tutto il mondo attraverso la filatelia, con una busta contenente sei foto e notizie storiche della Chiesa, il cui bozzetto è stato realizzato dal grafico araldista Giuseppe Quattrociocchi.
Sono stati restaurati preziosi arredi in argento ed è stata realizzata una preziosa Casula Bianca, tutta ricamata in oro con la figura della Madonna del Borgo e la data del Centenario.
Una lapide in pietra, posta all’interno della Chiesa a destra della porta d’ingresso laterale, ricorda ai posteri l’avvenimento.