Gen. Sq. Aerea Domenico Ludovico
Nacque da genitori vittoritesi nel 1905 a Borbona,
dove il padre Sabatino Ludovico prestava momentaneamente servizio
come carabiniere. Visse poi a Vittorito fino a quanto, vinta una
borsa di studio, poté per mettersi di frequentare l’Università di
Roma e di ultimare gli studi del Biennio Fisico-Matematico di
Ingegneria.
Al termine del quale, costituitasi la prima Accademia della Nuova Arma Aeronautica, entrò subito come allievo del 1° Corso “Aquila”.
Ultimata l’Accademia Aeronautica, percorse l’intera scala gerarchica come Ufficiale Pilota di carriera.Nominato Generale di Brigata Aerea a poco più di quarant’anni di età, conseguì a 51 anni il massimo grado gerarchico come Generale di Squadra Aerea.
Durante la Seconda Guerra Mondiale comandò reparti delle varie specialità aeronautiche (caccia, assalto, aerosiluranti, bombardamento) sui fronti nord-africani e greco-albanese, sui quali combatté valorosamente guadagnandosi tre Croci di Merito, una Medaglia d’Argento al Valor Militare, conferitagli sul campo dopo un'eroica missione e, infine, la Gran Croce dell’Ordine Militare d’Italia per i meriti acquisiti nell’intera condotta delle operazioni belliche a lui affidate.
Dopo l’8 settembre del 1943, trovandosi nel settore Nord dell’Italia tentò di raggiungere al Sud i reparti aerei. Ma sui monti innevati della Majella, nell’inverno ’43 - ’44, fu catturato dalle truppe tedesche e deportato prigioniero in Germania in campo di concentramento per quasi due anni, tra inimmaginabili sofferenze materiali e morali.
Poté rientrare solo nel 1945, e gli fu conferito il Distintivo a Due Stelle della Guerra di Liberazione.
Nominato Capo di Gabinetto del Ministro dell’Aeronautica, fu tra quel pugno di uomini incaricati di ricostituire materialmente e moralmente l’Aeronautica Italiana dopo il disastro della guerra.
Fu quindi, successivamente, Sottocapo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, Comandante a Bari della Quarta Zona Aerea e in fine Comandante Generale della Difesa Aerea del Territorio Nazionale.
Accompagnò sempre alla sua rigorosa attività di militare una altrettanto rigorosa attività di studioso.
Fra le numerose pubblicazioni ricordiamo: Dove Italia nacque del 1961, La battaglia di Canne e La Guerra oggi, che gli valsero dal Governo Italiano la Medaglia d’Oro al Merito della Cultura.
Fece erigere sul Piano Castellano il monumento noto come Belvedere Peligno e affiggere la lapide per ricordare il nome Italia, sulle rovine di Corfinio.
Diede sempre esempio di vita cristiana vissuta nella sua interezza e rimane una gloria del nostro paese che amò e aiutò adoperandosi per il suo progresso fra gli altri paesi della Valle Peligna.
Morì a Roma il giorno 8.11.1991. Sepolto a Vittorito.